Domani, 5 novembre 2009, sono al COM-PA per il convegno: “Open source e piano e-gov 2012: opportunità e prospettive di sviluppo“. Non è facile decidere il taglio da dare al mio intervento. Ci sto ancora pensando.
Mi è tornata alla mente un’immagine che Don Tapscott utilizza in Wikinomics 2.0. Internet vista come un unico computer sofisticato in cui individui e aziende partecipano alla sua programmazione. E da qui è facile arrivare ai diritti e alle libertà che sono all’origine del software libero. Grazie a questo grande computer che è internet è facile oggi creare contenuti a disposizione di tutti. Ad esempio, domani mattina, mentre si svolgerà il convegno, sarà già possibile conoscere alcuni spunti del mio intervento. E la fatica che ho fatto è praticamente nulla. Impensabile anche solo 5 anni fa.
Oggi infatti è facile scavalcare le fonti consolidate. Basta un blog.
Linux, Wikipedia, Google e molti altri esempi di successo ci hanno dimostrato che il vecchio modello di business che punta ad intrappolare i clienti, non funziona più. L’apertura e la collaborazione possono diventare una potente forza economica.
Tra gli obiettivi proposti dal piano e-gov ce ne sono molti che si prestano a questa chiave di lettura. Tanto più che il piano per essere attuato ha bisogno di molte risorse che, soprattutto oggi, non sembrano compatibili con la necessità del contenimento della spesa.
Ma è proprio vero che servono solo soldi?
In definitiva se si vuole dare nuove opportunità all’impreditoria italiana, l’obiettivo primario deve essere liberare i contenuti di proprietà della pubblica amministrazione per ogni scopo, anche commerciale.
Priorità far ripartire l’economia. Non bastano i soldi. C’è un patrimonio di valore che puo’ essere messo a disposizione di tutti.
Cito un solo esempio di come si potrebbero liberare risorse per tutti. Il progetto “didattica digitale”. Se tutto il materiale prodotto venisse condiviso con una licenza di tipo CreativeCommons, ad esempio CC-BY-SA?
Il resto, domani
‘notte.