Risoluzione ONU 1820 – Lo stupro arma di guerra

Approvata la risoluzione 1820 che considera la violenza sessuale come una tattica di guerra per “umiliare, dominare, instillare paura, cacciare e/o obbligare a cambiare casa, i membri di una comunità o di un gruppo etnico”.

Lo stupro etnico è stato un’arma drammatica utilizzata nella guerra dell’ex Jugoslavia (70 mila donne violentate, in particolare le bosniache mussulmane a opera dei serbi ortodossi) così come nel Darfur, nella Sierra Leone (otre 70 mila), in Birmania (dove le vittime degli stupri militari sono spesso bambine), nel Congo (oltre 30 mila), nella Liberia, in Turchia, nel Rwanda. In quest’ultimo paese, tra l’altro, l’orrore è stato perpetrato da una donna, Pauline Nyiramasuhuko, che detiene un tragico primato: è stata la prima donna accusata di genocidio dal Tribunale di Arusha, Tanzania, nel 2002.

Lo stupro di massa è un’arma di guerra fin dall’antichità. Secondo la leggenda, l’antica Roma fu unita dopo che Romolo e i suoi soldati terrorizzavano i Sabini violentandone le donne. Il ricorso alla violenza sessuale è documentato in conflitti che vanno dalle crociate alle guerre napoleoniche.

Da anni associazioni per i diritti umani, come Amnesty International chiedevano una risoluta presa di posizione.

Fonte: Romina Gobbo, La voce dei Berici, 29/6/08

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