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WiFi nelle scuole. Un tabù?

Ne “Il Giornale di Vicenza” di oggi c’è un articolo sulla decisione della scuola Lampertico di non dotare l’istituto di WiFi. Motivazione: non sempre l’accesso ad internet da parte degli studenti è “consapevole”.

Quando si dice le coincidenze. Sto leggendo l’articolo di Marco Guastavigna su: “Competenza digitale per usare con spirito critico le tecnologie” sul numero di dicembre-gennaio di “ScuolaInsieme” (cartaceo – anzi fotocopia – non c’è l’edizione on-line 😉 Si, sono in violazione del copyright, ma spero nella comprensione dell’autore e dell’editore).

Preso atto che in Italia sono insufficienti gli investimenti sia in infrastrutture che in modelli culturali, Guastavigna osserva che è uno spazio proprio della scuola aiutare gli studenti a convertire quotaparte delle proprie capacità dall’intrattenimento all’uso cognitivo ed etico delle tecnologie ICT.

E’ quindi una soluzione sequestrare i cellulari agli studenti e non mettere a disposizione il WiFi?

Citando il documento UNESCO (2008): “Quadro di riferimento delle competenze per i docenti sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione” ricorda l’impegno a formare studenti in grado di fare, con le tecnologie, tra le altre cose:

  • trovare soluzioni ai problemi e prendere decisioni;
  • comunicare, collaborare, pubblicare e produrre contenuti digitali.

E senza il WiFi è più facile o difficile raggiungere queste competenze? 😉

Strade d’asfalto e strade telematiche

L’amministrazione comunale di Vicenza sta facendo una grande operazione. Ha venduto le sue quote di partecipazione alla Autostrada Serenissima e ora sta chiedendo ai propri cittadini come investire 18 milioni di euro ricavati dall’operazione.

Sono stato all’incontro programmato nel mio quartiere. Il Sindaco ha aperto la serata ricordando quanto fatto dall’amministrazione e ha riassunto le richieste di interventi su strade, scuole, strutture sportive, giacenti negli uffici. Prima di aprire agli interventi del pubblico ha specificato che si aspetta di uscire dai 16 incontri sul territorio con una lista di richieste su come spendere i soldi disponibili. Per vincoli fissati dalla legge, le proposte devono riguardare investimenti progettati e realizzati entro il 2012. Niente spese correnti o progetti che richiedono più anni per essere realizzati. Sarà infine il consiglio comunale ad approvare il piano.

Come era prevedibile la sala era piena e gli interventi del pubblico sono stati molti. Su strade, marciapiedi, segnaletica, parchi, attrezzature si sono concentrati gli interventi. Io ho proposto di destinare una quota (secondo me dovrebbe essere compresa tra l’1% e il 2%) alle “strade telematiche”. Oramai è chiara la correlazione tra innovazione ICT e aumento del PIL e in condiderazione della situazione arretrata del nostro paese in questo settore e nella formazione all’uso di nuove tecnologie, credo sarebbe ottimo che, all’interno dei 18 milioni di euro, l’amministrazione non ci si limiti ad intervenire sulle sole “strade d’asfalto”.

Ecco un elenco di 5 mie piccole proposte per un costo complessivo di 180.000,00 euro, pari all’1% della cifra complessiva che l’amministrazione intende impiegare:

  1. WiFi a disposizione dei frequentatori delle 6 biblioteche del sistema urbano (Anconetta, Ferrovieri, Laghetto, Riviera Berica, Villaggio del Sole e Villa Tacchi) e dei 3 musei civici. Costo previsto: 20.000,00 euro;
  2. n. 11 aule informatiche presso altrettante scuole medie della città. Una per ogni Istituto Comprensivo. Tutte rigorosamente con software libero. Costo previsto: 100.000,00 euro;
  3. Digitalizzazione di n. 20 volumi di autori vicentini o su libri su Vicenza o libri di valore, di proprietà della Biblioteca Bertoliana, già caduti nel pubblico dominio. Dopo la digitalizzazione i file dei libri dovranno essere resi disponibili on-line presso il sito internet del Comune con licenza CC-BY e al progetto Wikisource. Costo previsto: 20.000,00 euro;
  4. Realizzazione di cartellonistica dei luoghi di interesse turistico e dei musei cittadini con QR-code che rimandi alle specifiche pagine internet dei musei di Vicenza e di Wikipedia. Costo previsto: 40.000,00 euro;
  5. Rilascio con licenza CC-BY di tutto il materiale descrittivo di proprietà dell’Amministrazione Comunale delle opere conservate nei musei civici. Costo previsto 0,00 euro (si, avete letto giusto. “Zero” euro).

OK, pensateci su. E poi fate le vostre proposte e/o supportate la mia 🙂

Più saremo a proporre interventi sulle “strade telematiche”, più facile sarà che entrino nell’elenco che dovrà essere approvato dal consiglio comunale.

Anche Vendola sbaglia :-)

La scorsa settimana Nichi Vendola, come presidente della Regione Puglia, ha firmato un protocollo d’intesa bilaterale con Microsoft s.r.l.. Un contratto che non contiene azioni concrete e misurabili. Si promuove genericamente l’innovazione, lo scambio di esperienze (con una sola ditta? E con gli altri, niente scambio di esperienze?), le tecnologie e gli strumenti informatici più aggiornati (e già … Microsoft, e solo lei, ha quelli più aggiornati disponibili sul mercato).

Per usare le parole del protocollo, si vogliono “promuove politiche basate sulla salvaguardia del principio di neutralità tecnologica e sulla promozione del pluralismo tecnologico” e poi si eleggono i prodotti di una singola e specifica ditta? Ecco come calpestare le buone intenzioni 🙂

Dopo una premessa del genere, mi sarei aspettato infatti reali pari opportunità per le molte imprese taliane, sia quelle che si occupano di software proprietario sia quelle che si occupano di software libero. Insomma, mi sarei aspettato un protocollo multilaterale!

Perchè non mettere attorno allo stesso tavolo Microsoft, Google, Telecom, Fastweb oltre a qualche altra impresa italiana? Forse queste aziende non sono disponibili a collaborare con la regione puglia e mettere a disposizione le proprie competenze nell’ambito delle tecnologie informatiche?

E’ sbagliato nella sostanza, oltre che nel merito, che un ente pubblico non dia a tutti gli attori presenti sul mercato ICT del territorio di propria competenza le stesse opportunità.

A mio avviso la procedura corretta avrebbe richiesto o un invito pubblico o un protocollo aperto all’ingresso di altri attori presenti sul mercato e interessati a collaborare con la regione.

Se poi analizziamo nel merito l’accordo, mi sorprende l’ipotesi di un centro di competenza congiunto Microsoft-Regione. E poi ne faranno uno Telecom-Regione, un altro Google-Regione e così via? Non sarebbe più corretto fare un bando aperto a tutte le aziende o meglio ancora, lasciare questa iniziativa, e collaborare, con qualche consorzio pugliese specializzato nella ricerca?

E poi la “chicca” è la costituzione di un comitato di indirizzo! Anche qui: ma dove si vede che un ente regionale costituisce un comitato paritetico con una s.r.l.? Casomai costituisci un comitato di indirizzo, e un protocollo, con Assinform o con Assintel o Anitec, meglio ancora, con tutte. E non devi nemmeno cambiare i contenuti del protocollo, vanno già bene così 😉

Ecco perchè secondo me Nichi Vendola ha sbagliato a siglare questo protocollo d’intesa e sarebbe un segno importante per le molte imprese ICT italiane che lo ritirasse.

Un ultimo cenno. Articolo 1 punto c) del protocollo: “promozione di programmi o progetti dedicati al settore Education che prevedono favorevoli condizioni per l’acquisto di software per le scuole”.

Caro Nichi, mi dai una mano a promuovere i programmi e i progetti dedicati al settore Education riportati in questo “dossier scuola” recentemente realizzato dal movimento italiano per il software libero? E’ tutto software disponibile a condizioni di acquisto favorevolissime; basta scaricarlo. Libero, per tutti.

Il ruolo strategico del software libero nella Pubblica Amministrazione

Sono stato invitato, a nome dell’associazione Italian Linux Society, alla tavola rotonda: “Il ruolo strategico del software libero nella Pubblica Amministrazione“. E’ un appuntamento del convegno : “Software libero e riuso: come la Pubblica Amministrazione può fare comunità” che si terrà domani 3/11/2010.

Innanzitutto ringrazio gli organizzatori per il gradito invito. E’ un onore partecipare ad un convegno del Settore IT del Comune di Padova. Hanno realizzato un protocollo informatico OpenSource, disponibile per il riuso, rilasciato con licenza AfferoGPL. Questa è una gran cosa!

Ma vediamo, dalla parte del cittadino, perchè il software libero è importante.

Innanzitutto: perchè pagare più volte la stessa cosa? Se l’amministrazione comunale di Padova produce il software che serve a far funzionare il protocollo informatico, perchè il comune di Vicenza lo deve comperare nuovamente? Non è meglio se lo ottiene dal comune di Padova e paga solo, se servono, i servizi connessi? Ma comperare nuovamente la licenza d’uso, pagando 2 volte la stessa cosa, sicuramente per il cittadino non è un affare.

Secondo motivo: la licenza d’uso, alla fine, è un pezzo di carta dove c’è scritto che puoi legalmente usare un dato software. Non è meglio adottare un software liberamente utilizzabile e far girare l’economia dei servizi informatici? Cosa è più utile per l’Italia e il Veneto? Spendere in licenze d’uso o spostare costi da licenze a servizi?

Il resto a domani! 🙂

Vi aspetto.

E ora il secondo modulo: “Portali, CMS e servizi della Pubblica Amministrazione”

Dopo il successo a Feltre del modulo “GIS Open Source nella Pubblica Amministrazione”, è decollato il Corso: “Il Software Libero nella pubblica amministrazione: Le opportunità per gli enti e le imprese”.
Ora sono aperte le iscrizioni al modulo: “Portali, CMS e servizi della Pubblica Amministrazione” (22 e 23 gennaio 2010).

Ecco relatori e programma:
Antonio Candiello (venerdì 22/1/2010: 9:00 – 18:00)
– Introduzione ai CMS
– Opportunita’ del web 2.0 nel software libero per le PA
– Best Practices sulla gestione online di processi della PA
– Laboratorio su CMS e web applications

Cesare Brizio (sabato 23/1/2010: 9:00 – 13:00)
– l’opportunità PloneGov per la PA veneta (http://www.plonegov.it/)

Per le iscrizioni e la consultazione di tutti i programmi:
http://bit.ly/zB62x

Con il software si può fare innovazione?

Sono abbonato a Wired. Il costo era troppo interessante per non aderire alla campagna abbonamenti proposta per il lancio della rivista in Italia. E così quando me lo ritrovo nella cassetta della posta, al primo fine settimana utile lo sfoglio. E devo dire che non è solo una “rivista patinata” (sicuramente oltre il mio gusto estetico essenziale). Vi sono spunti e riflessioni interessanti. Nel numero di questo mese, agosto 2009, mi ha colpito l’editoriale di Riccardo Luna.

Lo spunto è l’innovazione. Trovo scritto che il decreto anticrisi darà uno sconto del 50% sulle tasse a chi investe in macchinari. Ottimo. Ma leggo anche che per macchinari si intendono proprio “macchine fisiche”, della tabella ATECO.

Ma è possibile? si chiede Riccardo Luna. Possibile che non abbiano considerato tecnologie hardware e il software?

La cosa stupisce anche me. Urge un approfondimento.

Il decreto in questione è il DL 78 del 1/7/09. Vado sul sito del Governo e trovo il dossier di presentazione. E l’articolo in questione è il numero 5, detassazione degli utili reinvestiti in macchinari. Fa riferimento alla divisione 28, macchinari e apparecchiature, della tabella ATECO. Chi non è pratico dei codici ATECO, può pensare che vada bene così.

I macchinari a cui fa riferimento la divisione 28 sono (ne riporto alcune): motori e turbine (escluso il trasporto), pompe e compressori, cuscinetti, ingranggi e organi di trasmissione, forni e bruciatori, macchine di sollevamento terra, macchine e attrezzature per l’ufficio (esclusi i computer), utensili portatili a motore, bilance, macchine per l’imballaggio, trattori agricoli, altre macchine per l’industria.

Mamma mia! Potevano essere messi dentro alcuni gruppi delle divisioni 26 (strumenti e apparecchi per misurazione), 62 (produzione di software) e 72 che riguarda la ricerca scientifica.

Ovviamente il Governo ha dovuto fare una scelta. Ma la mancanza del software mi pare proprio grave.