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Il 51% del software italiano è contraffatto.

il 51% del software italiano è contraffatto, illegalmente copiato, acquistato o scaricato: poco più della metà dei PC del paese, insomma, si trova a operare tramite software non conforme alle leggi sul copyright e la proprietà intellettuale.

La BSA ha pubblicato un’indagine commissionata a IDC per valutare l’impatto economico di questa situazione. Le cifre emerse dall’indagine sono notevoli: una riduzione della pirateria di soli 10 punti percentuale (passando così dal 51% al 41%) genererebbe 6.000 nuovi posti di lavoro, 762 milioni di euro di entrate in più per l’erario e più di due miliardi di fatturato in più per il settore IT. “Il nostro è un problema soprattutto culturale – sottolinea Antonio Romano, direttore generale di IDC Italia -. Dobbiamo promuove una maggiore etica e cominciare a dare alla frode IT lo stesso peso che diamo a quella dell’industria discografica e della pelletteria”.

Dai dati di IDC risulta che per ogni dollaro speso in pacchetti software legittimi vengono investiti ulteriori 1,25 dollari in servizi collegati quali installazione, formazione del personale e manutenzione. La maggior parte di questi investimenti spettano a società di servizi e aziende del canale operanti localmente, con la conseguenza che la parte preponderante dei benefici economici derivanti dalla riduzione della pirateria software rimangono all’interno del Paese.

L’Open Source può aiutare le imprese italiane a crescere e al contempo essere una soluzione per contenere il fenomeno della pirateria?