A studiare mi aiuta Google

OggiScienza

16386392968_42c2218ecf_b SPECIALE SETTEMBRE – Basta dare un’occhiata al Data Center di Google per capire la dimensione dell’azienda, la potenza finanziaria e la capacità di concretizzare idee innovative. Spesso il colosso americano fa passi da gigante in alcuni settori perché unisce le proprie ingenti possibilità di finanziamento all’innovazione introdotta da aziende, talvolta anche piccole, ma dotate di qualità e ingegno. Poteva dunque forse mancare una sezione tutta dedicata alla scuola?

Certo a scuola è utile sfruttare uno spazio web gratuito come Drive, per condividere i compiti con chi a scuola non era presente o per fare ricerche in modo collaborativo, online e in tempo reale. Tuttavia Google ha pensato anche di fornire strumenti mirati per le singole materie, applicazioni online per imparare divertendosi, suggerimenti per la didattica.
Andiamo dunque a scoprire alcune delle offerte più interessanti del colosso californiano.

Il primo strumento è dedicato agli insegnanti perché, come diceva Francesco di Sales, “insegnare…

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NethServer : open source made in Italy

Ivan Zini

nethserver_logoNethserver è un progetto open source, basato su CentOs 6.5, che a sua volta è basata su Redhat Enterprise Linux, ideato e mantenuto dall’azienda italiana Nethesis, che ha creato un’apposita community dedicata allo sviluppo  del progetto, e consiste in una distribuzione  Linux server dedicata alle piccole e medie imprese, semplice da configurare tramite interfaccia web, ma altrettanto solida e sicura.
Nethserver è simile al progetto SME Server, di cui ne è una evoluzione, ma è molto più flessibile e modulare, in quanto dispone di innumerevoli pacchetti e funzionalità aggiuntive, qui vi sono le principali differenze tecniche tra i due prodotti.

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La dualità quantistica colta in flagrante

OggiScienza

RICERCA – Nell’anno mondiale della luce, Luca Piazza e il gruppo diretto da Fabrizio Carbone al Politecnico federale di Losanna hanno avuto un’idea geniale per fotografare la luce sia come onda che come particella.

Finora si intercettava l’onda o i fotoni, il risultato era deciso a priori dello strumento scelto per effettuare la misura anche se, teoricamente, la scelta si poteva ritardare e incrociare le dita. Per riuscire a riprendere entrambe, si fa così. Ups, link sbagliato. Si fa così: su un nanofilo d’argento sospeso nel vuoto sopra una striscia di grafene, si spara un impulso laser che aggiunge energia alle particelle cariche dell’argento. Queste si agitano, spediscono la luce del laser in due onde che vanno in direzione opposta, avanti, indietro. Quando s’incontrano, si uniscono in un’onda stazionaria, una sorta di solitone.

Arrivati a questo punto, per distinguere i fotoni, occorre circondare il nanofilo con elettroni che, passando…

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La PEC: un prodotto made in Italy

APPUNTI DI ARCHIVISTICA

Mi voglio togliere un sassolino dalla scarpa: parliamo della PEC. Dovete sapere che mentre il resto del mondo comunica utilizzando il sistema dei Certificati Digitali, noi italiani usiamo uno standard artificioso e valido solo Italia.

Quando l’11 febbraio del 2005 uscì il DPR n. 68, “Regolamento recante disposizioni per l’utilizzo della posta elettronica certificata, a norma dell’articolo 27 della legge 16 gennaio 2003, n. 3” (G.U. 28 aprile 2005, n. 97), la PEC sembrava essere l’unica soluzione da adottare. Infatti solo con la legge n. 2 del 2009, “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, recante misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale” (G.U. 28 gennaio 2009, n. 22, supplemento ordinario 14/L) viene meno l’obbligo della PEC e la possibilità di adottare anche sistemi alternativi.

le imprese costituite…

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Peer review promossa: qualche difetto, ma efficace

OggiScienza

6735929719_d6f13e0c3e_zRICERCA – La peer review, il sistema di controllo per validare gli articoli scientifici, funziona, nonostante tutto. Questa la conclusione dell’articolo pubblicato su “Proceedings of the National Academy of Sciences” da tre ricercatori. Dopo le numerose discussioni sulla reale efficace di questo sistema, uno studio che spezza una lancia a favore e che mostra come il principale problema sia, soprattutto, quello di discriminare con fatica le ricerche veramente innovative.

Il metodo della peer review è un sistema di controllo per validare gli articoli scientifici, soprattutto a livello metodologico, che è adottato dalle principali riviste scientifiche. L’articolo, prima della pubblicazione, viene visionato e valutato da 2-3 “arbitri” anonimi, specialisti del settore. Questi ultimi possono accettarlo, rifiutarlo o chiedere modifiche o nuovi esperimenti per consentire la pubblicazione.

Un sistema di controllo molto importante, visto che tramite questo strumento si decide sostanzialmente quali saranno i campi di ricerca che “avranno successo” (e soldi) in futuro. Ci…

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INDIGO, 11 milioni di euro per una piattaforma cloud scientifica

OggiScienza

3462607995_150a6b2624_zRICERCA – È questione di mesi e l’Europa si doterà di una piattaforma software di tipo cloud per la ricerca scientifica, e a coordinare il progetto sarà l’Italia, in particolare l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Si chiamerà INDIGO-DataCloud ed è un progetto da 11 milioni di euro che in 30 mesi realizzerà un’ infrastruttura di calcolo distribuito molto potente e accessibile da centri di ricerca sparsi in tutta Europa, che permetterà la condivisione di dati scientifici in modo più semplice. Una piattaforma che rientra in un bando della Commissione Europea legato al programma di Ricerca e Innovazione Horizon 2020 e che risponderà alle esigenze di calcolo, elaborazione o archiviazione dati richieste dalla scienza di oggi.

“In realtà in Europa si è lavorato allo sviluppo e alla realizzazione di un’importante infrastruttura di calcolo federata da una decina d’anni – racconta Davide Salomoni dell’INFN-CNAF di Bologna e principal investigator di INDIGO…

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Reti di dati grossi e grossissimi

OggiScienza


FUTURO – L’infosfera continua a gonfiarsi di quantità colossali di dati privati e pubblici. Per orientarsi, servono navigatori che finora potevano formarsi solo negli Stati Uniti. Da settembre 2015, cinque dottorandi potranno farlo a Budapest.

Segnaliamo raramente le offerte di dottorato, ma questo ci sembra speciale per tanti motivi. Si tiene al Center for Network Science diretto dal matematico Albert László Barabási, all’Università Centrale Europea, la cui missione è legata alla democrazia, alle sue libertà e ai suoi valori a volte contraddittori. Detto così sembra astratto, ma due esempi forse fanno capire come si traducono in pratica. A New York durante l’uragano Sandy, le autorità cittadine hanno utilizzato i commenti su twitter per localizzare le persone da soccorrere invece di distribuire i soccorsi a tappeto nelle zone più colpite. L’allarme era stato dato in anticipo, buona parte degli abitanti si erano trasferiti altrove per lo più in macchina, e spesso avevano anch’essi bisogno di assistenza di vario genere: coperte, vestiti, cibo, farmaci, benzina che non…

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